11/12/2017

IBM Storage e GDPR, la FlashCopy: cos’è e a cosa serve

Sempre nell’ambito della sicurezza attiva, qualcosa che non ha lo scopo di mantenere la disponibilità del dato ma ha a che fare con l'esecuzione dei backup in ottica di GDPR è la funzionalità di FlashCopy. Anche questa è built-in all'interno degli storage IBM, non richiede licenze supplementari, è sempre direttamente utilizzabile.

La FlashCopy è una funzione che genera una copia Point-in-Time del dato.

Le modalità di questa FlashCopy possono essere diverse a seconda del motivo per cui la si genera. Un paio di esempi: la flashcopy tipica che si usa per poter fare un backup è quella nella cosiddetta modalità ‘No Copy’, cioè non vengono fisicamente duplicati dei dati ma viene generata un'immagine di un volume logico contenente i dati. È costituita dai puntamenti ai blocchi disco dove si trovano i dati, quindi di fisico non c'è nulla se non una certa quantità di metadati che sono quelli che servono a puntare le effettive locazioni dei dati.

Il perché della modalità ‘no copy’

flashcopy point in time gdprIl fatto che il backup sia fatto in questo modo è orientato alla semplificazione e facilitazione delle operazioni di backup. Perché? Qui siamo un po' più nello specifico delle macchine IBM Power i. Se si erogano servizi che normalmente richiederebbero di essere sospesi durante il periodo di esecuzione del backup, potrebbe darsi che ci siano, e ci sono spesso, delle situazioni in cui questa sospensione di servizi non sia accettabile.

È il caso di aziende il cui sistema lavora h24 su più fusi orari, oppure casi in cui pur potendo tollerare un arresto temporaneo dei servizi (magari durante la notte), la quantità di dati da salvare risulti via via essere diventata talmente significativa da rendere molto lungo il tempo necessario per il salvataggio. Di conseguenza i tempi di sospensione dei servizi erogati dalla macchina possono essere diventati troppo lunghi e quindi inaccettabili.

La flashcopy che si utilizza per creare questa immagine ‘virtuale’ del volume, in modo da poterlo poi montare per fare un backup, richiede un tempo misurabile in secondi. Quindi anche l’azienda che lavora su tutti i fusi orari e che non può fermare mai l'erogazione dei servizi può effettuare un freezing dei servizi per alcuni secondi, perché questo generalmente è tollerabile da tutti i tipi di applicazione. A quel punto la macchina ritorna pienamente operativa e sui volumi generati dalla FlashCopy viene effettuato un backup che a questo punto, essendo offline e totalmente slegato dall’erogazione dei servizi, può prendersi il tempo che gli serve.

Cosa serve per sfruttare le potenzialità della FlashCopy

Va ricordato che l'utilizzo effettivo dei vantaggi offerti dalla FlashCopy, cioè il poter montare e far vedere a un host i volumi creati dalla FlashCopy, è qualcosa che si può fare in presenza di caratteristiche adeguate del software che dovrà utilizzare questi volumi. Devono essere presenti degli strumenti per fare un montaggio automatico dei volumi, e una gestione automatica delle funzioni di flashcopy. Nel caso delle macchine IBM Power i tutte queste funzionalità sono presenti, sono perfettamente implementate e quindi c'è lo sfruttamento completo delle possibilità offerte dallo storage.

Quello appena descritto è il caso di utilizzo che più ci interessa dal punto di vista dell'applicazione del GDPR, poiché stiamo parlando di salvaguardia dei dati. Ci sono diverse altre possibilità di fruire della FlashCopy: una di queste è la possibilità di fare un'immagine point-in-time dell'ambiente di produzione per poi montare questi volumi a scopo di testing o di sviluppo.

Questo contributo è tratto dall’intervento di Francesco Camposeragno, Sistemista IBM Certified, all’evento “GDPR cosa fare: aspetti legali e tecnologici” (IBM Client Center di Segrate, 8 novembre 2017, guarda i video e consulta i materiali nell’area riservata).

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